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Ho incontrato il suo sguardo. Fissava intensamente. — Bianchi e verdi. Strani ma belli… come i rami nella neve. È per questo che ti sei innamorato di lui, Gwarha? Per gli occhi?

— Questa è mia nonna — ha detto il generale, con ritegno. — Non credo che tu l’abbia conosciuta.

Ma avevo sentito parlare di lei. Era la più dura delle sorelle. È stato ai suoi tempi che Ettin ha assunto un vero potere. A ottant’anni, si era ritirata in una casa nel lontano sud, dicendo che era stanca della gente. Per oltre vent’anni, si era dedicata a vari hobby: badare ad animali simili a uccelli e allevare animali simili a pesci, a comporre musica e a scrivere le sue memorie. La musica era di buon livello ma la impegnava meno: non male per un politico in pensione. Le memorie erano attese da tutti con paura. Non avevo la minima idea di cosa facesse lì.

— Siediti — ha detto la vecchia. — E tieni la testa alta. Non ho mai visto prima un umano, non di persona. È molto interessante.

Ho obbedito. Gwarha si è seduto di fronte a me, il più lontano possibile.

— Non hai risposto alla mia domanda, Gwarha.

Lui ha guardato la vecchia. — Non mi è facile ricordare perché mi sono innamorato di lui.

La vecchia ha aggrottato la fronte. — Non è ancora una risposta. Che fine hanno fatto le tue buone maniere?

— Madre — ha detto Per, cauta. — Gwarha ha detto che ha un problema. Forse dovremmo chiedergli di spiegare di che si tratta.

— Molto bene — ha ribattuto la vecchia.

Il generale mi ha guardato. — Sta’ attento a quello che dico. Se salto qualcosa di importante o espongo male parte di ciò che è avvenuto, interrompimi.

Ho annuito e lui ha raccontato l’accaduto. Era perfettamente controllato, rilassato ma non dimesso, la voce calma e regolare. Pur conoscendolo, facevo fatica a cogliere una qualche emozione. Quello era un ufficiale che faceva rapporto. Di tanto in tanto, mi guardava per vedere se avevo dei commenti da fare. Ogni volta, ho annuito: "Va’ avanti".

Quando ha finito, ha detto: — Non hai aperto bocca, Nicky. Vuoi aggiungere qualcosa?

— No. C’è un pezzo all’inizio della mia conversazione con Anna che hai saltato; dev’essere stato prima che il computer ti allertasse; e hai saltato un altro pezzo di quando eri svenuto.

— Niente di importante?

Ho scrollato le spalle.

— Lo prendo per un no. — Ha guardato le parenti. — Ho una registrazione di tutto. Ma è perlopiù in inglese.

Per ha detto: — Assicurati che Sai ne riceva una copia.

— Sì — ha risposto Ettin Gwarha.

L’intercom ha suonato. Ha risposto Aptsi. Vaihar. Era arrivato con Anna.

Per mi ha guardato. — Va’ a chiederle di avere pazienza. Dobbiamo sistemare questa cosa, prima. Dille che non deve avere alcuna paura. Non le sarà fatto alcun male. Lo prometto.

Ettin Petali ha detto: — Le donne di Ettin lo promettono.

Anna era nell’anticamera. Mi dimentico quasi sempre che Anna non è una donna molto grossa. Vengo indotto in errore da qualcosa che c’è in lei, che non sono del tutto sicuro di saper descrivere. Intensità? Forza di personalità? Solidità di carattere? Comunque sia, Anna di solito sembra occupare più spazio di quello che occupa in realtà.

Ma non in quel momento. Seduta su una delle ampie sedie basse hwarhath, sembrava piccola e spaventata.

Vaihar era al suo fianco. — Che cosa succede? — ha chiesto nella lingua di Eh e Ahara.

— Ettin Gwarha te lo dirà più tardi, se riterrà che tu debba sapere.

Lui è sembrato preoccupato. — Cosa dovrei fare?

— Resta qui. Fa’ compagnia ad Anna e assicurati che non se ne vada.

— È prigioniera? — È sembrato scioccato.

— No. Ma il primo difensore e le donne di Ettin non vogliono che vada in giro per la stazione.

Adesso era dubbioso ma non ha detto altro.

Anna ha sollevato la testa. Aveva un’espressione confusa, come quella di un animale colpito da una forte luce improvvisa.

— Mi ha mandato Ettin Per — le ho detto in inglese. — Non deve aver paura. Non le verrà fatto alcun male.

Vaihar è trasalito alla parola "male". Anna è rimasta immobile.

— Vuole che aspetti qui finché non avremo sistemato altre cose. Mi creda, può fidarsi della sua parola.

Di nuovo, Anna non ha avuto reazioni.

— Non ricordo se le ho mai detto il soprannome di Gwarha. Ne ha un paio ma quello che è più amichevole e che si può usare davanti a lui e davanti a me è L’Uomo-che-si-lascia-guidare-dalle-zie. Non agirà in opposizione alle donne di Ettin.

— Mi parla come se fossi una bambina.

— Non era mia intenzione. Mi scuso.

— Dice che a me andrà tutto bene. E a lei?

— Non lo so. Non è stata fatta alcuna promessa. Ma questo è un mio problema, non suo.

— Nicky — ha detto Vaihar. — Sta succedendo qualcosa di brutto. Cosa?

— Non ho tempo per spiegartelo. Bada ad Anna. — Me ne sono andato.

Gwarha e le sue parenti erano ancora seduti in cerchio nella stanza senza finestre, in paziente attesa, tranne la nonna, che sembrava nervosa.

— Ho sistemato — ho detto a Per e mi sono seduto.

— Grazie. — Lei ha intrecciato le mani e ha guardato le sorelle. — Non abbiamo avuto l’occasione di discutere della situazione, ma…

— Comincerò io — ha annunciato Ettin Petali, la voce bassa e decisa. — E non discuterò degli errori e delle mancanze di Sanders Nicholas. Questo lo lascerò alle altre. Comincerò da mio nipote. — Si è girata e l’ha guardato. — Tu hai messo dei dispositivi d’ascolto nelle stanze occupate da una donna. Hai deliberatamente coinvolto una donna nelle lotte tra uomini. Questo è vergognoso, Gwarha!

— Lei non è una del Popolo — ha controbattuto il generale.

— È un discorso pericoloso — ha detto Ettin Sai.

Il generale ha chinato la testa, poi ha guardato sua nonna.

— Che cosa dobbiamo fare? Come possiamo trattare con persone che non sanno come ci si comporta? Sempre ammesso che siano delle persone.

— Ho il permesso di parlare? — ho chiesto.

— Sì — ha risposto Ettin Petali.

Ho guardato il generale, incontrando il suo sguardo. — Credi che io non sia una persona?

— Tu mi hai tradito.

— Che cosa ti aspettavi da Nicky? — ha chiesto Ettin Per.

— Che preferisse te alla parente femmina? Ti aspettavi che se ne stesse tranquillo quando la donna di Perez veniva minacciata? Mi pare chiaro che tu la stavi minacciando.

— L’ho minacciata dopo che Nicky le ha dato le informazioni e perché gliele ha date. Non è stata la minaccia nei confronti di Anna che l’ha indotto a tradirmi.

La nonna ha sbuffato. — Questo è un momento di guerra. Degli uomini hanno fatto proposte che minacciano le vite di ogni donna e di ogni bambino umani. Ti aspettavi che lui ignorasse questa situazione? Che razza di amante credevi di avere?

— Vuoi che ti dica cosa sembra? — ha domandato Ettin Sai. — Sembra che tu pensi che nulla debba importare a Nicky tranne te.

— Non avremmo mai dovuto permettere loro di stare insieme — ha detto Aptsi. — Guarda il risultato! Perché Gwarha non si è trovato un bel giovane di una stirpe simile alla nostra?

È seguito un lungo silenzio, e le donne di Ettin sono sembrate a disagio. Non saprei dire se Aptsi la pensasse diversamente o se avesse detto ciò che tutte pensavano.

Il generale ha rotto infine il silenzio.

— Mi hai fatto una domanda, nonna, e ho rifiutato di rispondere. Risponderò adesso. Hai chiesto se mi sono innamorato di Nicky a causa dei suoi occhi. No, e neppure a causa dei suoi capelli. Erano rossi come il rame quando l’ho conosciuto, e lucevano persino alla luce della stazione. Se mi fossi trovato alla luce del sole, su un pianeta, credo che mi avrebbero accecato. E non per via della sua strana pelle nuda, che mi ha sempre fatto provare tenerezza, la stessa sensazione che si prova quando ci si trova davanti alla vulnerabilità di un bambino. Niente di tutto questo, per nessuna delle cose che ci sono in lui, strane e insolite.

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