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Mi hai visto?

Shadow comperò una merendina Snicker, una bottiglia d’acqua e una copia del "Lakeside News". In prima pagina il titolo, che rimandava all’articolo scritto da Marguerite Olsen, nostra inviata, era illustrato dalla fotografia che ritraeva un ragazzo e un uomo più anziano in piedi sul lago ghiacciato, accanto a una baracca tipo gabinetto all’aperto: insieme i due reggevano un grosso pesce. Sorridevano. Padre e figlio catturano un luccio da record. Nella cronaca.

Al volante c’era Wednesday. «Leggimi qualcosa di interessante» disse.

Shadow sfogliò il giornale lentamente ma non trovò niente da leggere.

Wednesday lo lasciò sul vialetto davanti a casa. Un gatto grigio fumo che era rimasto a guardarlo fuggì, quando Shadow si chinò per accarezzarlo.

Shadow si fermò sul portico di legno ad ammirare il lago punteggiato qui e là dalle capanne verdi e marroni dei pescatori. Accanto a molte capanne erano parcheggiate le macchine dei proprietari. Vicino al ponte vide la vecchia bagnarola verde, proprio come nella foto sul giornale. «Ventitré marzo» la incoraggiò. «Intorno alle nove e un quarto. Puoi farcela.»

«Impossibile» ribatté una voce di donna. «Sarà il tre aprile, alle sei del pomeriggio, che il sole scioglierà il ghiaccio.» Shadow sorrise. Marguerite Olsen, in tuta da sci, stava riempiendo il beccatoio per gli uccelli.

«Ho letto il suo articolo sul luccio da record.»

«Eccitante, vero?»

«Be’, istruttivo, magari.»

«Credevo che non sarebbe più tornato. È stato via un bel pezzo, vero?»

«Lo zio aveva bisogno di me. Diciamo che il tempo è volato.»

Sistemò l’ultimo pezzettino di grasso nella gabbia e cominciò a riempire una reticella con semi di cardo che prendeva da un grosso barattolo. Alcuni cardellini con il piumaggio invernale color oliva cinguettarono impazienti da un abete.

«Il giornale non dice niente su Alison McGovern.»

«Non c’è niente da dire. Non è stata ritrovata. Sembrava che qualcuno l’avesse vista a Detroit ma era un falso allarme.»

«Povera bambina.»

Marguerite Olsen riavvitò con forza il tappo del barattolo. «Spero che sia morta» disse in tono pratico.

Shadow era esterrefatto. «Perché?»

«Perché le alternative sarebbero peggiori.»

I cardellini saltavano freneticamente da un ramo all’altro aspettando con impazienza che gli umani si allontanassero.

Non stai pensando ad Alison. Tu pensi a tuo figlio. Stai pensando a Sandy.

A Shadow sembrò di risentire qualcuno che diceva Sandy mi manca. Chi era stato?

«Grazie della chiacchierata» disse.

«Grazie a lei.»

Febbraio fu una successione di giornate brevi e grige. A volte nevicava, a volte no. Le temperature salirono, in certi momenti arrivarono addirittura allo zero. Shadow se ne stava chiuso in casa fino a quando non si sentiva in prigione e allora, nei giorni in cui Wednesday non aveva bisogno di lui per qualche viaggio, cominciò a fare delle passeggiate.

Camminava quasi tutto il giorno, lunghe escursioni fuori città. Da solo, fino alla foresta nazionale a settentrione o a occidente, oppure fino ai campi di granturco e ai pascoli a sud. Percorse la pista del Lumber County Wilderness, camminò lungo i vecchi binari della ferrovia e lungo tutte le strade secondarie. Un paio di volte attraversò perfino il lago gelato da nord a sud. Se incontrava un indigeno o un turista o qualcuno che faceva jogging salutava con la mano e diceva buongiorno. In genere non incontrava nessuno eccetto cornacchie e fringuelli, e qualche volta intravvide un falco che divorava i resti di un opossum o di un procione schiacciati da una macchina. In un’occasione memorabile restò a osservare un’aquila catturare un pesce argenteo dal fiume White Pine che, ghiacciato verso l’argine, in mezzo correva ancora impetuoso. Il pesce si agitò tra gli artigli dell’aquila, scintillando sotto il sole di mezzogiorno; Shadow si augurò che riuscisse a liberarsi per nuotare nel cielo e sorrise della propria illusione.

Scoprì che se camminava non doveva pensare, ed era quello che voleva; se pensava la mente viaggiava verso luoghi che non riusciva a controllare, luoghi che lo facevano stare male. La cosa migliore era sfinirsi. Quand’era sfinito di stanchezza i pensieri non vagavano fino a Laura, o a sogni strani, oppure a cose che non esistevano e non potevano esistere. Dopo una lunga passeggiata tornava a casa e dormiva senza difficoltà, senza sogni.

Nel negozio del barbiere sulla piazza principale incontrò il capo della polizia Chad Mulligan. Shadow si aspettava sempre molto da un taglio di capelli, e le sue aspettative venivano regolarmente deluse. Si ritrovava uguale, dopo ogni taglio, solo con i capelli più corti. Chad, seduto sulla sedia accanto a lui, sembrava straordinariamente preoccupato del proprio aspetto. Quando il barbiere ebbe finito si guardò allo specchio con severità, come se si preparasse ad affibbiarsi una multa per eccesso di velocità.

«Stai bene» gli disse Shadow.

«Se tu fossi una donna ti piacerebbe?»

«Credo di sì.»

Attraversarono insieme la piazza per andare da Mabel’s a bere due tazze di cioccolata calda. «Ehi Mike, hai mai pensato di entrare in polizia?»

Shadow scrollò le spalle. «Non direi» rispose. «Ci sono un sacco di cose da imparare, credo.»

Chad scosse la testa. «Sai qual è l’unica importante? Tenere i nervi a posto. Succede qualcosa, gridano, gridano all’assassino, e tu devi riuscire a dire che è tutto un errore, e che se escono tranquillamente sistemerai tutto. E devi dirlo sul serio.»

«Riesci a sistemare tutto davvero?»

«In genere sì, quando gli hai messo le manette. Comunque sì, in un modo o nell’altro in genere le cose si risolvono. Fammi sapere, se ti serve un lavoro. Stiamo assumendo personale e tu sei il tipo di uomo che cerchiamo.»

«Me lo ricorderò, se mio zio non mi desse più lavoro.»

Sorseggiarono la cioccolata calda. Mulligan disse: «Senti, Mike, cosa faresti se avessi una cugina? Una vedova, diciamo. E cominciasse a chiamarti?».

«A chiamarti in che senso?»

«Al telefono. Da un altro stato.» Mulligan arrossì. «L’ho vista l’anno scorso a un matrimonio. Era sposata, allora, cioè suo marito era ancora vivo e io e lei siamo parenti. Non è una cugina di primo grado, però.»

«Ti interessa?»

Mulligan arrossì ancora. «Non ne sono sicuro.»

«Mettiamola così: tu le interessi?»

«Be’, ha detto qualcosa, al telefono. È una gran bella donna.»

«Dunque… cosa pensi di fare?»

«Potrei invitarla a venire qua. Potrei dirglielo, cosa te ne pare? Praticamente mi ha già fatto capire che le piacerebbe.»

«Siete adulti e vaccinati. Mi pare che potresti provare.»

Chad annuì, arrossì e annuì di nuovo.

Il telefono nell’appartamento taceva, scollegato. Shadow pensò di farlo riallacciare, ma non riusciva a immaginare nessuno da chiamare. Una volta a notte fonda alzò il ricevitore e rimase in ascolto, convinto che il vento gli portasse una conversazione lontana tra alcune persone che parlavano a voce troppo bassa perché le parole risultassero intelliggibili. Disse: «Pronto?» e «Chi parla?». Non rispose nessuno, e nel silenzio improvviso ci fu l’eco distante di una risata, così fievole che non sapeva se l’aveva solo immaginata.

Durante le settimane successive Shadow fece altri viaggi con Wednesday.

Aspettò nella cucina di un cottage di Rhode Island mentre il suo capo, in una camera da letto buia, discuteva con una donna che non si voleva alzare dal letto e non voleva che né lui né Shadow la vedessero in faccia. Nel frigorifero c’era un sacchetto di plastica pieno di grilli, e un altro con cadaveri di topolini.

In un locale rock di Seattle Shadow guardò Wednesday salutare gridando per superare il frastuono della musica una giovane donna con i capelli rossi e corti e dei tatuaggi a spirale. Quella conversazione doveva essere andata bene, perché Wednesday uscì dal locale sorridendo felice.

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