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— Ah sì? — chiocciò Marie estremamente interessata.

— Certo, Madame. Devo allontanarlo?

— No. — Marie lanciò un ultimo sguardo al giovanotto, poi gli volse le spalle. — Avrà quel che cerca.

— E non dovrà rubare — disse Reich.

— Geloso? — squittì lei. — Mettiamoci a tavola.

In risposta a una segnalazione urgente di T8, Reich si fermò un momento.

— Reich, bisogna che rinunciate.

— Siete pazzo! Perché mai?

— Il giovane Chervil.

— Ebbene?

— È un secondo grado.

— Dannazione!

— È un ragazzo precoce, di intelligenza vivacissima. L’ho conosciuto in casa di Powell domenica scorsa. Marie Beaumont non invita mai telespie a casa sua. Sono l’unico qua dentro. Contavo su questo.

— E quel ragazzino è riuscito a introdursi qui!

— Rinunciate, Reich. Sono in grado di reagire alle interferenze dei due segretari: sono solo dei terzo grado. Ma non posso garantirvi di tener testa a loro e insieme a un secondo grado, anche se è solo un ragazzo. È giovane, e può darsi che si senta troppo eccitato per riuscire a captare chiaramente. Ma non posso promettere nulla.

— Io non cedo — grugnì Reich. — Non mi capiterà più un’occasione come questa. Ma anche se sapessi che mi si presenterebbe ancora, non desisterei. Ne sarei incapace. Sento troppo l’odore della preda e…

— Allora bisogna fare il possibile per allontanare il giovane Chervil.

— Da escludere. Avete visto come l’ha guardato Marie?

— E allora che cosa pensate di fare?

— Affrontare la situazione.

— Non riuscirete mai…

Reich fissò il viso nervoso di T8. — So che cercate l’occasione per sgusciare via. Ma non ce la farete. Ci siamo dentro tutt’e due, fino alla rovina.

Ricompose il viso sconvolto e raggiunse la sua ospite su un divano disposto accanto a una delle tavole.

Ribolliva d’impazienza in attesa della parola definitiva di T8. Era compito di T8 individuare in quale parte della casa si teneva nascosto D’Courtney. Osservava ansiosamente l’esper aggirarsi tra la folla degli invitati captando, frugando, cercando, finché ritornò con un cenno negativo del capo e gli indicò Marie Beaumont. Evidentemente Marie era la sola fonte di informazione, ed era troppo eccitata perché le si potesse facilmente rubare la notizia. Era un altro dell’infinita serie di imprevisti che dovevano essere risolti dall’istinto dell’assassino.

Fra una portata e l’altra Reich si alzò e si diresse alla fontana. T8 gli tagliò la strada.

— Cosa volete fare, Reich?

— Non è evidente? Levarle dalla testa il giovane Chervil.

— Reich, non avvicinatevi a quel ragazzo!

— Fatemi passare. — Reich emanò un’onda di prepotenza così selvaggia che la telespia arretrò. T8 lanciò un segnale di allarme e Reich cercò di controllarsi.

— È un rischio, lo so, ma non così grave come credete. In primo luogo è giovane e inesperto. Secondo si è intrufolato qui senza diritto, e quindi è un po’ agitato. Terzo non dev’essere poi così pronto, perché altrimenti non si sarebbe lasciato telespiare facilmente dai segretari.

— Riuscite a sdoppiare il pensiero?

— Ho in mente quella canzone e la mia situazione è abbastanza delicata da farmi sembrare un piacere lo sdoppiamento. Ora levatevi di mezzo e andate a intercettare la Mummia Dorata.

Chervil stava mangiando solo accanto alla fontana, tentando goffamente di mostrarsi disinvolto.

Reich si accomodò tranquillamente accanto al ragazzo. — Sono Ben Reich — disse.

— Io sono Gally Chervil. Voglio dire Galen. Io… — Era rimasto visibilmente impressionato dal nome di Reich.

Paura, Tensione, Ansietà…

—  Quella dannata canzonetta — mormorò Reich. — Sentita per la prima volta l’altro giorno. Non riesco a liberarmene. Otto, amico; sette, amico; cinque, amico… Oh, in nome di Dio! Ditemi qualcosa, Chervil, prima che diventi pazzo!

— Di cosa potrei parlarvi?

— Mai venuto prima dalla Mummia Dorata?

— Intendete dire in questa casa?

— Già. Lei sa che siete qui senza invito, sapete?

— No!

Reich annuì. Paura, Tensione…

— Dovrei darmela a gambe?

— Senza il ritratto?

— Ma sapete anche questo? Ci deve essere una telespia qui in giro.

— Ce ne sono due: segretari speciali per ricevimenti. Gente come voi sono il loro pane.

— E il ritratto, signor Reich? Ci ho scommesso cinquanta dollari. Voi dovete sapere bene che cosa è una scommessa. Siete un giocat… un finanziere voglio dire.

— Contento che non sia una telespia, eh? Non importa, non mi offendo. Vedete quell’arco? Passateci dritto sotto e poi girate a destra. Troverete uno studio. Sulle pareti si allineano i ritratti di Marie, tutti in pietre sintetiche. Servitevi a vostro gradimento. State certo che non sentirà mai la mancanza di quello che vi prenderete. — Il ragazzo balzò in piedi.

— Grazie, signor Reich. Un giorno o l’altro vi ricambierò il favore.

— Che cosa farete, ad esempio?

— Bene, ne resterete sorpreso. Si dà il caso che io sia… — Si trattenne e arrossì. — Lo scoprirete da voi, signore. — Si avviò per la grande sala verso l’arco nord.

Quattro, amico, tre, amico, due, amico. Uno!

Reich ritornò accanto alla sua ospite.

— Traditore — disse lei. — Con quale bellezza mi hai tradito?

— Con il giovane Chervil — rispose. — Mi ha chiesto dove tieni i tuoi ritratti.

— Ben! Non gliel’avrai detto?

— Ma certo che gliel’ho detto. È andato a prendersene uno. Poi se la batterà. Sai che sono geloso.

Lei balzò dal divano e si avviò ancheggiando verso l’arco nord.

— Fatto — disse Reich.

Alle undici il rituale della cena aveva portato i convitati a tal punto di eccitazione che tutti desideravano solitudine e oscurità. Marie Beaumont non aveva mai deluso i suoi ospiti, e Reich sperava che la Mummia Dorata non avrebbe deluso neppure lui, quando T8 apparve con aria soddisfatta e preoccupata insieme.

— Non so come ve la siate cavata — sussurrò. — Trasmettete sete di sangue su ogni lunghezza d’onda.

— Il ragazzo non ha capito nulla?

— Proprio niente. Avete ragione. È agitato, fuori dal suo normale equilibrio.

— E io lo so a chi deve questo suo stato. Dov’è D’Courtney? — Reich afferrò il braccio di T8. — Non ditemi che non è in questa casa. Ne sento la presenza: mi aspetta.

T8 sottrasse il braccio alla sua stretta. — Sì, è qui. Ha solo due guardie del corpo fornite da Marie. Akins aveva ragione. È gravemente malato…

— All’inferno. Ci penserò io a curarlo. Dov’è?

— Passate sotto l’arco occidentale. Girate a destra. Salite le scale. Percorrete un corridoio. Girate a destra. Vi troverete nella Galleria. Aprite la porta tra il quadro del Ratto di Lucrezia e quello del Ratto delle Sabine. Salite la scalinata fino a un’anticamera. Lì ci saranno le due guardie. D’Courtney è là dentro. È l’antico appartamento nuziale costruito dal nonno di Marie.

— L’appartamento nuziale? Mi piace questo particolare.

La Mummia Dorata cominciò a richiamare a sé l’attenzione degli ospiti.

Con viso animato e lucido di sudore, la donna salì su una specie di palco innalzato tra le due fontane, sotto il bagliore di una luce rosea, e batté le mani per chiedere silenzio: ciac, ciac, ciac. Le palme umide batterono una contro l’altra e nelle orecchie di Reich l’eco tuonò: morte, morte, morte.

— Miei cari! — gridò la donna. — Stasera ci divertiremo moltissimo. Ora organizzeremo un bel gioco di società.

Un brontolìo trattenuto si alzò dalla folla degli ospiti e una voce disse: — Sono proprio qui in giro turistico.

Tra le risate, Marie continuò: — Non preoccupatevi! Giocheremo a un magnifico vecchio gioco e giocheremo al buio.

La compagnia si rianimò, mentre le luci diffuse cominciavano ad affievolirsi. Solo il palco rimase illuminato, e in quel chiarore Marie mostrò un vecchio libro tutto strappato; il regalo di Reich.

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