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Ma a me importa, pensò Ender quella sera. La sola ragione per cui sono qui è perché gli Scorpioni non riescano mai a spegnere per sempre gli occhi di Valentine, a farla a pezzi coi raggi a esplosione come quei marines dei filmati ripresi durante le prime battaglie. Non le colpiranno la testa con quei raggi così ardenti che il cervello ribolle nel cranio e schizza fuori giallo quanto il budino di una pasta scoppiata, come succede nei mei incubi peggiori, nelle mie notti peggiori, quando mi sveglio tremante ma zitto… zitto, perché non sentano che ho nostalgia della mia famiglia. Come vorrei essere a casa!

Il mattino dopo si sentiva meglio. La casa era soltanto una lieve fitta di dolore in un angolo della sua memoria. Una luce grigia nei suoi occhi. Mentre si vestivano Bonzo entrò a lunghi passi. — Tute da battaglia! — ordinò. Li attendeva una partita, la quarta dall’arrivo di Ender.

L’avversario era l’orda dei Leopardi. Non si prevedevano difficoltà. I Leopardi erano un’orda nuova, messa in piedi soltanto sei mesi prima dal suo comandante, Pol Slattery, e stazionava nelle ultime posizioni della classifica. Ender indossò la sua tuta di battaglia fresca di magazzino e si allineò con gli altri; Bonzo lo spinse rudemente fuori dalla fila e lo spedì in coda a tutti. Non c’era bisogno che tu facessi così, disse lui dentro di sé. Potevi lasciarmi in fila dov’ero.

Dal corridoio osservò l’inizio delle ostilità. Pol Slattery era giovane, ma in gamba e pieno di idee nuove. Teneva i suoi soldati in perpetuo movimento facendoli balzare da stella a stella, o slittare lungo le pareti per arrivare sopra o dietro le stolide Salamandre. Ender sorrise. Quella tattica gettava Bonzo in uno stato di confusione, e così anche i suoi branchi. I Leopardi sembravano avere uomini piazzati dappertutto. Tuttavia lo scontro non era così squilibrato come poteva sembrare. Ender notò che i Leopardi stavano perdendo molti uomini, troppi… la loro strategia basata sul movimento li portava di continuo allo scoperto. Ciò che faceva gioco, però, era il fatto che le Salamandre si sentivano surclassate. Avevano perso completamente l’iniziativa. Pur dimostrando maggiori capacità individuali si stringevano assieme come gli ultimi superstiti di un massacro, come se sperassero che nel carnaio il nemico si dimenticasse di loro.

Ender scivolò lentamente dentro dalla porta, si girò in modo che la posizione del nemico fosse in basso rispetto a lui, e pian piano si spinse fino all’angolo di destra dove pochi avrebbero potuto notarlo. Nel fluttuare sparò alle sue stesse gambe, per tenere le ginocchia ripiegate nella posa che gli offriva la migliore protezione. A un occhio poco attento sarebbe parso uno fra i tanti soldati congelati che galleggiavano via ai margini della battaglia.

Appena fu chiaro che le Salamandre attendevano più o meno supinamente la sconfitta, i Leopardi s’impiegarono ferocemente in cerca della vittoria. Avevano ancor nove uomini attivi quando il fuoco delle Salamandre cessò. Questi si riunirono e s’accinsero ad aprire la porta degli avversari.

Col braccio teso in avanti come Petra gli aveva insegnato, Ender prese accuratamente la mira. Prima che gli altri capissero cosa stava succedendo, aveva congelato tre dei soldati che erano sul punto di poggiare il casco sugli angoli luminosi della porta. Poi alcuni dei superstiti lo individuarono e puntarono le armi… ma i colpi giunsero a segno sulle sue gambe, già immobilizzate. Questo gli diede il tempo di centrare gli ultimi due di quelli che erano andati alla porta. Allorché Ender fu finalmente colpito al braccio e disabilitato, i Leopardi avevano soltanto quattro uomini non congelati. La partita era terminata in pareggio, e non lo avevano neppure mai colpito al corpo.

Pol Slattery era furibondo, ma nella cosa non c’era stato nulla di sleale. Tutti i Leopardi diedero per certo che lasciar fuori un uomo fino all’ultimo minuto era stata una mossa tattica di Bonzo. Nessuno poteva sospettare che Ender aveva sparato contravvenendo agli ordini. Ma le Salamandre sapevano come stavano le cose. Bonzo lo sapeva, e dal modo in cui lo guardava Ender constatò che il comandante lo odiava per avergli risparmiato la disfatta. Non me ne importa, si disse. Questo gli renderà più facile vendermi, e intanto i ragazzi non scenderanno troppo in classifica. Ma tu vendimi. Ho già imparato tutto quel che potevo da te: come perdere con faccia impassibile, ecco l’unica cosa che sai far bene, Bonzo.

Cos’ho imparato di buono oggi? Ender cercò di tirare i conti della giornata, mentre si spogliava accanto alla sua cuccetta. La porta del nemico è sempre giù. Usare le gambe come scudo in battaglia. Alcune riserve, tenute da parte fino al termine degli scontri, possono essere decisive. E il fatto che a volte i soldati sanno prendere decisioni più intelligenti degli ordini che hanno avuto.

Era nudo e sul punto di arrampicarsi sul letto a castello quando Bonzo arrivò nel passaggio centrale, con faccia dura e ferma. Ho già visto quell’espressione in Peter, pensò Ender. Silenzio, e l’omicidio nello sguardo. Ma Bonzo non è Peter. Bonzo sa cos’è la paura.

— Finalmente ti ho venduto, Wiggin. Sono riuscito a persuadere l’orda dei Topi che il tuo incredibile posto nella lista dell’efficienza individuale non è soltanto un puro caso. Domani te ne vai.

— Grazie, signore — disse Ender.

Forse il suo tono fu eccessivamente grato. Bonzo si volse di scatto e lo colpì con un furibondo ceffone in piena faccia, che lo mandò a barcollare stordito contro il montante delle cuccette. Poi gli sferrò un pugno secco e calcolato al plesso solare. Ender cadde in ginocchio.

— Questo perché hai disubbidito — disse Bonzo ad alta voce, perché tutti sentissero. — Un buon soldato non disubbidisce mai.

Ma anche mentre gemeva sul punto di vomitare Ender riuscì a sentire, con un acre fremito di soddisfazione, il mormorio che s’era levato nella camerata. Sei uno sciocco, Bonzo. Non hai rafforzato la disciplina, le hai dato un calcio. Loro sanno che ho trasformato io la sconfitta in un pareggio, e adesso hanno visto come mi ripaghi. Hai fatto la figura dell’idiota davanti a tutti. Quanta ne rimane della tua disciplina, ora?

Il giorno dopo disse a Petra che per il suo bene le conveniva non dargli più lezioni di tiro al mattino. Per giungere ad atti estremi Bonzo non aspettava altro che vedersi sfidato, così lei avrebbe fatto meglio a tenersi alla larga da Ender per un po’. La ragazzina capì benissimo la situazione. — Comunque — gli disse, — sei già sul punto di arrivare al massimo delle tue capacità di tiratore.

Lasciò il banco e la tuta da battaglia negli armadietti. Avrebbe tenuto addosso l’uniforme delle Salamandre finché non avesse potuto andare in magazzino a cambiarla con quella marrone e nera dei Topi. Non aveva oggetti personali; non avrebbe portato via nulla con sé. Tutto ciò che poteva affermare di possedere si trovava nel computer della Scuola, nella sua testa e nel suo cuore.

Usò una delle scrivanie pubbliche della sala giochi per registrare la richiesta di un corso personale di combattimento a gravità-Terra durante l’ora successiva alla colazione. Non intendeva vendicarsi di Bonzo. Ma non voleva che qualcuno potesse ancora colpirlo e metterlo a terra a quel modo.

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